1. Questa e la nonna, da cui ho imparato tutto. Se avete commenti vi prego inviare una mail a ignacio.rgc@gmail.com

    Questa e la nonna, da cui ho imparato tutto. Se avete commenti vi prego inviare una mail a ignacio.rgc@gmail.com

  2. Bibliografia

    Carrasco, Alma. et al. “Análisis semiótico de la receta del mole poblano. Una aplicación del modelo de Greimas”. Morphé 1: 155-174. 1986.

    Florescano, Enrique. El patrimonio nacional de México. Volumen II. Fondo de Cultura Económica. México, 1997.

    Huizinga, Johan. Homo Ludens: El juego y la cultura. Edición conmemorativa 70 Aniversario. Ciudad de México: Fondo de Cultura Económica, 2005.

    Novelo, Victoria. García, Ariel. La tortilla: alimento, trabajo y tecnología. Primera Edición. UNAM. México,  1988.

    Pellicer, Carlos. Antología breve. Segunda Edición. Fondo de Cultura Económica SA de CV. México, 1995.

    Sánchez Martínez, Alicia Verónica. “La fiesta del gusto: La construcción de México a través de sus comidas.” Opción. Año 22.52 (2006): 9-25. Print.

    Sahagún, B. Historia General de las cosas de Nueva España, libro VIII. Cap. XIII, pp. 463.

    Tostado, Conrado. 1440 Minutos en el ombligo de la luna. Primera Edición. Consejo Nacional para la Cultura y las Artes. México, 2005.

  3. Questa é una storia dove spero rimanga non solo la esperienza di mangiare, oppure il sapore particolarissimo del mole, ma, che si sappia, che si senta, un po’ di mistica, l’atto e il testo culinario che ci mette a tutti su uno stesso piano, dove il mangiare ci fa umani. E non ci divide, sia un tavolo di uno strato sociale alto o basso, non c’e differenza. Ci fa tornare alle origini che un testo/oggetto fatto con le mani, si mangia con le mani, e porta al ricordo, alla storia, alla memoria ed al fatto di essere persone sensibili.

  4. Il testo culinario, trasformato sotto il caldo del fuoco riporta al individuo ai suoi origini, alla mistica delle parole e degli atti. Io mi ricordo della storia che c’e dietro del cucinare, del gioco poetico che costituisce il parlare ed il testo culinario. Si sente il dialogo preispanico-spagnolo attraverso li odori, e la complessità della ricetta diventa la redifinizioni dei valori culturali. Come dice Carrasco (162), cercare la manipolazione dei valori culturali e essenziale per l’uomo, la costruzione di oggetti dentro un testo occupa un luogo primordiale. La tortilla, il mole, sono elementi che fanno possibile la trasmigrazione del gioco verso una attivita’ poetica, mistica. Dice Huizinga che “il gioco poetico include l’alusione, le ocorrenze, insinuazione, il gioco di parole oppure, il gioco di suoni verbali” (148).
La mistica e nata dentro de la poetica del fare, dentro la stessa ricetta, dentro le relazioni a dove portano gli ingredienti, il testo cresce come una esperienza oltre al culinario. Come dice il poeta Carlos Pellicer Cámara,
“Il popolo messicano ha due ossessioni:
il gusto per la morte e l’amore per i fiori.
Prima de che noi ‘abbiamo parlato castilla’
Ci fu un giorno del mese dedicato alla morte;
c’era una strana guerra che chiamata fiorita
ed in sangue gli altari cola buona fortuna.” (101)

    Il testo culinario, trasformato sotto il caldo del fuoco riporta al individuo ai suoi origini, alla mistica delle parole e degli atti. Io mi ricordo della storia che c’e dietro del cucinare, del gioco poetico che costituisce il parlare ed il testo culinario. Si sente il dialogo preispanico-spagnolo attraverso li odori, e la complessità della ricetta diventa la redifinizioni dei valori culturali. Come dice Carrasco (162), cercare la manipolazione dei valori culturali e essenziale per l’uomo, la costruzione di oggetti dentro un testo occupa un luogo primordiale. La tortilla, il mole, sono elementi che fanno possibile la trasmigrazione del gioco verso una attivita’ poetica, mistica. Dice Huizinga che “il gioco poetico include l’alusione, le ocorrenze, insinuazione, il gioco di parole oppure, il gioco di suoni verbali” (148).

    La mistica e nata dentro de la poetica del fare, dentro la stessa ricetta, dentro le relazioni a dove portano gli ingredienti, il testo cresce come una esperienza oltre al culinario. Come dice il poeta Carlos Pellicer Cámara,

    “Il popolo messicano ha due ossessioni:

    il gusto per la morte e l’amore per i fiori.

    Prima de che noi ‘abbiamo parlato castilla’

    Ci fu un giorno del mese dedicato alla morte;

    c’era una strana guerra che chiamata fiorita

    ed in sangue gli altari cola buona fortuna.” (101)


  5. La tortilla (di maiz e grano) ha il suo origine prima dell’arrivo degli spagnoli in Messico. Sono loro chi hanno portato il pane di grano in Messico [noi, messicani, abbiamo preso il grano e fatto tortilla di grano], la tortilla non ha ancora perso la sua presenza neanche colla esistenza del pane (Novelo 7), i connoisseur sanno che d’accordo al origine della persona il modo di prendere la tortilla é anche diversa. Quindi, perché c’e’ sempre l’ossessione di mangiare sempre colla tortilla? La tortilla é un simbolo d’identitá. Potremo anche mangiare col pane, potremo anche scrivere México colla “j” pero la “x” rimanda ai fonemi preispaniche.

    La tortilla (di maiz e grano) ha il suo origine prima dell’arrivo degli spagnoli in Messico. Sono loro chi hanno portato il pane di grano in Messico [noi, messicani, abbiamo preso il grano e fatto tortilla di grano], la tortilla non ha ancora perso la sua presenza neanche colla esistenza del pane (Novelo 7), i connoisseur sanno che d’accordo al origine della persona il modo di prendere la tortilla é anche diversa. Quindi, perché c’e’ sempre l’ossessione di mangiare sempre colla tortilla? La tortilla é un simbolo d’identitá. Potremo anche mangiare col pane, potremo anche scrivere México colla “j” pero la “x” rimanda ai fonemi preispaniche.

  6. Allora, perche’ mangiare solo con la tortilla? La tortilla e uno “strumento” essenziale per la elaborazione del testo culinario. “Il rapporto tra gioco te tecnica strumentale si dovrà trovare nella idea di movimento che trascorre veloce, agile, ed organizzato” (Huizinga 63).  La cordinazione con le mani, l’utilizo proprio della tortilla fa un ponte tra origini-alimento-uomo. La tortilla in questo e lo strumento protetico della elaborazione, l’oggetto metonimico, che sintetizza tutto il processo di creazione in un solo elemento. La tortilla prima di essere mangiata si riscalda sia direttamente al fuoco o sopra un comal, una padella. É in questo momento il fuoco diventa l’elemento che trasforma la tortilla nel testo protagonico di questa storia, il mole.

  7. “Ingredienti per 1 “guajolote”

    2kg chile mulato

    1kg chile pasilla

    1/2kg uva passa (grandi: prugne)

    1/2kg uva passa (piccole)

    1/2kg arachide

    1/4kg sesamo

    1/2kg mandorle

    12 chiodi di garofano

    4 peppe intere

    4 cucchiai anice

    4 pergamini cannella

    16 stecche di cioccolato amaro

    1kg pomodori

    1/2kg pomodori verdi

    1 aglio

    1 cipolla grande

    2 banane lunghe o “macho”

    1/2 pane

    2 tortillas tostate

    3 tortillas brucciate

    Zucchero (il necessario)

    Sesamo tostato

     

    Un giorno prima si riscalda acqua dentro una pentola e quando inizia a bollire si mete il guajolote.

     

    Lo stesso giorno, si brucia il pane e la tortilla. Sopra una piastra s’arrostisce l’aglio, mezza cipolla, pomodori e pomodori verdi.

    Si riscalda il burro dentro d’una pentola. Si friggono chiles (senza semi) di questo modo: si mettono nel burro caldo per pochi secondi. Si friggono anche le banane, tagliate verso il lungo, la metta’ del aglio e lo che manca della cipolla.

    Dentro un metate si macina perfettamente e una alla volta, le diverse spezie, i diversi semi e uva passa. Mettere tutto dentro una pentola. Macinare gli ingredienti fritti.

    Tutto si frigge dentro la stessa pentola, girando continuamente. Si aggiunge il cioccolato. Quando abbia una pasta compatta, ritirare del fuoco e riposare per una notte, nella stessa pentola senza copertina.

    Il giorno dopo, riscaldare dentro una pentola il brodo necessario per diluire la pasta; girare per evitare l’attaco alla superficie della pentola. Al bollire mettere il guajolote gia’ cotto. Lasciare addensare ed aggiungere zucchero al gusto.

    Servire con un po di sesamo tostato sopra il piato.”


  8. Ma, prima di questo, vi chiedo cosa potete percepire… Non siete gli unici che hanno sbagliato, specialmente in questo piato, la confezione significa anche il mangiare stesso. Per capire il testo culinario si deve capire il contesto. Ed anche per capire la ricetta stessa, la sua elaborazione e gli ingredienti, dobbiamo avere delle competenze previe (Carrasco 158). Prima faccio vedere la ricetta originale e dopo la traduzione.

  9. L’inizio, penso io, e sempre interessante. Ed e’ il mole che dal 1519 inizia la sua creazione, quando i prodotti europei cominciano ad arrivare in America (Florescano 268), sia la cannella, l’anice… Il testo, come la cucina stessa, nasce del dialogo, dove nei conventi  “si produce la inclusione di prodotti prehispanici alla dieta spagnola, criolla e mestiza, perché attraverso questi spazi suore e indigeni condividivano esperienze” (Sánchez Martínez 19). La ricetta originale del mole (esso, se si pulo parlare d’una originale ed unica, la mia nonna ha almeno quattro talmente diverse una dall’altra) nasce nel Convento di Santa Rosa, in Puebla de los Ángeles, verso XVII (diciasettesimo) secolo. Dove anche la’ possiamo trovare diverse ricette (Carrasco 155). Però, adesso prendiamo una sola, quella che é più simile alla ricetta “originale”, e quella delle religiose Clarisse Cappuccine.

    L’inizio, penso io, e sempre interessante. Ed e’ il mole che dal 1519 inizia la sua creazione, quando i prodotti europei cominciano ad arrivare in America (Florescano 268), sia la cannella, l’anice… Il testo, come la cucina stessa, nasce del dialogo, dove nei conventi  “si produce la inclusione di prodotti prehispanici alla dieta spagnola, criolla e mestiza, perché attraverso questi spazi suore e indigeni condividivano esperienze” (Sánchez Martínez 19). La ricetta originale del mole (esso, se si pulo parlare d’una originale ed unica, la mia nonna ha almeno quattro talmente diverse una dall’altra) nasce nel Convento di Santa Rosa, in Puebla de los Ángeles, verso XVII (diciasettesimo) secolo. Dove anche la’ possiamo trovare diverse ricette (Carrasco 155). Però, adesso prendiamo una sola, quella che é più simile alla ricetta “originale”, e quella delle religiose Clarisse Cappuccine.

  10. Degustazione

    Adesso viene la desgustazione. Però, come questo piato ha piu’ di 21 ingredienti, se qualcuno e allergico a un cibo in specifico aspettate a che vi faccia vedere la ricetta. Allora, in tanto che mangiate vi spiego un po’ la dinamica e la storia… Se volete mangiare, sarà senza posate, la tortilla fungerà di protesi.

    Mentre si mangia pensate alla vostra nonna, o a la mamma che ci fa cucinare. Vi faccio un racconto di come si fa a casa mia… Ai 12 anni e che tutto ha cominciato, forse prima, mi lasciava la mamma a casa de la nonna ed era tutto pronto per cucinare. La sera prima della elaborazione del piato preparavamo gli ingredienti: pulire, grattugiare, tagliare, tritare… gli odori nascono, sotto il coltello, però anche le storie, le risate, tutti eravamo insieme tra i ricordi della nonna. C’era la volta in cui ho sentito alla sua mamma di mettersi in cucina per la prima volta, lei aveva 13 anni; c’era la storia di come e conosciuto al suo amore; però c’erano anche i segreti, come si taglia per avere il piccante giusto, come si cuoce il pomodoro per rimuovere acidita’, e soppratutto, come, e quali ingredienti sono perfetti per il sapore giusto. Cucinare, colla nonna, e sempre un’allegria, perché noi non cuciniamo da soli, c’e sempre la storia, nostra vita e la conversazione che perseguiamo. Dobbiamo vincere sempre contro il tempo che ci persegue (perché la mamma arriva a mezzo giorno a prendermi). Tutto diventa un bel gioco, sempre colle sue regole; ogni personaggio entra nel testo al suo istante. Io non mangio tutto quello che taglio. E la nonna ed io abbiamo un accordo di sincerita’, la cucina e’ il luogo sacro, dove si parla e ci si diverte, tornando sempre agli origini.